La storia del nostro territorio ha delle radici risalenti al 4000a.c.

Nelle campagne intorno ai centri abitati e soprattutto sulle colline si notano i resti di quelle che erano la vestigia del passato.

In tutto il territorio, infatti, sono presenti alcuni monumenti che attestano la frequentazione di questa zona già nel periodo neolitico (ca. 4000 a.C.).

La presenza di queste antiche popolazioni è legata al fiume Salamaghe che rendeva fertile il territorio circostante, consentendo a queste genti di procacciarsi il necessario per la sopravvivenza.

Il monumento più importante di quest'epoca è la domus de janas di L'agliola a Solità: si tratta di una sepoltura scavata nella roccia scistosa, ad un'unica cella con una nicchia sul lato destro.Il monumento è stato vincolato ai sensi della legge 1089, con decreto ministeriale, nel 1976. Più evidenti le tracce lasciate dalle popolazioni nuragiche (ca. 1700-1800 a.C.), anche se di alcuni monumenti rimangono pochi resti a causa dell'azione demolitrice degli scavatori clandestini. Scarse le testimonianze del periodo romano, anche se in tutto il territorio si rinvengono abbondanti frammenti ceramici relativi a questo periodo e i viaggiatori di fine 1800 ricordano le vestigia degli antichi centri, primo fra tutti quello di Augustus Populus nei pressi dell'odierna frazione di Agrustos.

Dopo la caduta dell'impero romano si intensificarono le incursioni dei barbareschi, per cui la popolazione si ritirò verso le più sicure colline. Solo in pieno Medioevo il territorio è stato rioccupato da popolazioni dedite all'agricoltura e pastorizia provenienti soprattutto dall'interno della Sardegna. In età giudicale (1000-1420 ca.) l'agro di Budoni appartenne al Giudicato di Gallura (curatoria di Posada) passato poi sotto il dominio pisano.Nel Liber Fondachi - registro dei beni posseduti nell'isola dalla città di Pisa - sono ricordate la villa di Sortinissa e quella di Tamarispa come tributarie del fisco pisano; l'insigne medioevalista Dionigi Panedda colloca, quasi con certezza, la villa di Sortinissa nella frazione di San Pietro e quella di Tamarispa a breve distanza da quella odierna che ne ricorda anche il nome, mentre il toponimo di Sortinissa si è perso in quanto la villa decadde già a partire dall'inizio del XV secolo.Le sorti dell'agro di Budoni - che ricordano non esisteva sotto tale nome -sono legate alla villa di Posada e ne subirono le alterne vicende sia durante il dominio aragonese sia durante quello spagnolo e sabaudo. A tale villa rimase legato sino al 1958 quando il piccolo centro divenne comune autonomo iniziando un nuovo capitolo della sua storia.



Architettura Legata al mondo agro pastorale, la tipica abitazione di gran parte del territorio comunale deve la sua origine all'unione degli elementi architettonici galluresi a quelli della tipica abitazione sarda importata, quest'ultima, dai pastori provenienti dall'interno dell'isola. Questa struttura, denominata stazzo, è nota anche con il nome di habitat disperso proprio per il suo isolamento territoriale.Tale insieme comprendeva sia la casa rurale in cui viveva la famiglia del colono con le relative dipendenze, sia la superficie agraria in cui si praticavano l'allevamento e l'agricoltura. Essa era costituita da un'unica camera - che fungeva sia da cucina sia da camera da letto - da uno stanzino per il forno e da un magazzino per gli utensili da lavoro e per la legna. Il centro dell'abitazione era il focolare attorno al quale si riuniva tutta la famiglia.

Il tetto a doppio spiovente o ad un'unica falda è coperto da tegole fermate da sassi. La porta, eccentrica rispetto alla facciata, non si apre mai a nord per evitare il vento di tramontana. Per la costruzione di queste abitazioni venivano usati materiali facilmente reperibili: fango, argilla, pietre e legno per le travi. Esse venivano isolate dalla intemperie frammischiando all'argilla del sughero sbriciolato.

Quest'architettura ha subito, in seguito, le influenze della cultura baroniese, dando origine a delle costruzioni particolari in cui sono presenti entrambi gli stili.Ricordiamo a tale proposito i due palazzoti signorili presenti nel territorio, al cui interno questi stili si armonizzano perfettamente integrando l'architettura povera dello stazzo gallurese con quella delle ricche abitazioni dei pastori dell'interno della Sardegna.

.Il patrimonio dei beni paesaggistici e identitari del territorio di Budoni

Nonostante, nella storia, il territorio di Budoni sia stato teatro di fervente attività e innumerevoli eventi, in particolare nel periodo romano (Portus Luguidonis che aveva ubicazione in zona Santa Lucia, e lo scalo di Augustus Populus poco distante dall’attuale Budoni ne dimostrano l’importanza) e in quello medievale per la sua appartenenza storica al territorio di Posada, esso non ha conservato e restituito una stratificazione documentale monumentale corrispettiva al suo passato. Tra i monumenti si contano, infatti, solo poche tracce del periodo neolitico e nuragico e alcune architetture religiose del XX secolo. Non si è rinvenuta, invece, nessuna testimonianza del periodo romano e medievale.

I beni rinvenuti si organizzano nelle seguenti categorie dei beni paesaggistici

Categorie di Beni Paesaggistici:

- Aree funerarie dal preistorico all’alto Medioevo:

1. Domus de janas L’Agliola

2. Domus de janas Sa Conchedda

- Aree caratterizzate da edifici e manufatti di valenza storico culturale:

1. insediamenti archeologici:

1.1. Nuraghe di Conca Ento

1.2.Nuraghe Ottiolu

1.3.Nuraghe Punta ‘e Nuraghe

1.4.Nuraghe Abbaia

- Architetture religiose medioevali, moderne e contemporanee:

1. Chiese parrocchiali e non, e cimiteri:

1.1. Chiesa di San Giovanni Battista

1.2. Chiesa di Sant’Anna

1.3. Chiesa di Sant’Antonio

1.4. Chiesa di San Lorenzo e cimitero

1.5. Chiesa di San Pietro

1.6. Chiesa di Sant’Antonio

1.7. Chiesa di San Sebastiano

1.8. Cimitero di Budoni

1.9. Cimitero San Pietro

- Aree caratterizzate da insediamenti storici

1. I nuclei di primo impianto e di antica formazione

1.1. Centro matrice Agrustos

1.2. Centro matrice Tanaunella

1.3. Centro matrice Solità

1.4. Centro matrice San Gavino

1.5. Centro matrice Lu Linnalvu

1.6. Centro matrice San Pietro

1.7. Centro matrice Li Troni

Gli elementi dell’insediamento rurale sparso

2.1. Stazzo Corrongiu ante 1847– Fraz. Li Troni

2.2. Stazzi Decandia – 1 ante 1847 Fraz. Maiorca– 2 Li Troni, uno ante 1847

2.3. Stazzo Giagheddu – Fraz. Li Troni

2.4. Stazzo Meloni – Fraz. Agrustos

2.5. Stazzo – Fraz. Agrustos

2.6. N. 2 Stazzi Fraz. Berruiles

2.7. N. 2. Stazzi Fraz. Nuditta

2.8. Stazzo Fraz. Su Linnalvu vecchia ante 1847

2.9. Stazzo Fraz. San Gavino

2.10. N. 5. Stazzi Fraz. San Pietro uno ante 1847

I Beni identitari

- Reti ed elementi connettivi

1. Rete infrastrutturale storica

1.1. Casa cantoniera

Come già detto ed evidenziato nell’elenco su riportato, il territorio di Budoni è stato abitato sin da età neolitica. Le testimonianze di questo periodo si riducono, tuttavia, a sole due domus de janas mal conservate che non ci hanno restituito alcun reperto culturale.

Anche i nuraghi sono in pessimo stato di conservazione e non risulta siano mai stati oggetto di scavi stratigrafici, quindi nulla sappiamo degli aspetti culturali e di vita che li hanno interessati.

Le architetture religiose sono da riferirsi tutte al XX secolo eccetto la chiesa di San Giovanni Battista risalente a fine ‘800. Si contano tre cimiteri e sei chiese molto semplici con un modulo architettonico che si ripete quasi invariato: tre casi con navata unica con tetto a due falde, (San Giovanni Battista, San Lorenzo e San Pietro); in Sant’Antonio e San Sebastiano la navata è coronata da un’abside a pianta esagonale cui si affiancano un campanile e la sacrestia. Sant’Anna varia il precedente motivo affiancando ai lati della navata coperta da un tetto a due falde due corpi più bassi con copertura a padiglione.



L'autonomia Comunale.

Il primo passo alla costituzione del nuovo Comune di Budoni, si ebbe l'8 febbraio del 1957, quando il consiglio comunale di Posada, con le delibere n. 13 e 14, erigeva a comuni autonomi le ex frazioni di Budoni e San Teodoro. Successivamente con i decreti regionali pubblicati sul bollettino ufficiale il 16 e 18 aprile 1959, il consiglio comunale di Posada, riunitosi il 30 aprile, prese atto dell'entrata in vigore dei decreti e si dimise, consentendo la costituzione dei tre Comuni che vennero prontamente commissariati. Il commissario prefettizio inviato a Budoni, era il dr. Cianciolo della prefettura di Nuoro che restò in carica sino al novembre dell'anno successivo, quando fu eletto il primo consiglio comunale budonese che elesse alla carica di sindaco il compianto Antonio Giagheddu.





La Chiesa San Giovanni Battista


La leggenda narra, che a fine ‘800 un tale sognò San Giovanni Battista che “ordinò” la costruzione della piccola chiesa in un punto ben preciso: Budoni.
Il tale Braccu, meravigliato, si oppose, “perché costruirla in un posto così disabitato?”
Ma il Santo lo ammonì dicendo: “Verranno giorni in cui a Budoni ci sarà molta gente; ma se non eseguirai il mio ordine, gravi disgrazie succederanno a te e a altri 20 giovani”.
Il Braccu avvisò il proprietario del terreno (Corronciu) su cui edificare la chiesa, ma questo ignorò la richiesta.
Nel medesimo anno Il Braccu passò a miglior vita cosi come altri giovani.
Allora (E fu così che?) il Corronciu si prodigò in fretta nella costruzione dell’opera, così come ordinato da San Giovanni Battista.
Bisogna sapere però che nel 1889 si creò una sottoscrizione popolare per l’edificazione della Chiesetta in questione e noi siamo riusciti a trovare alcuni documenti importantissimi, il primo appartenuto al Brigadiere Michele Pirina e gentilmente messo a disposizione dalla nipote Chiara che riporta gli “introiti” (lire 483,38) ottenuti dalle varie famiglie e tutte le “spese” (lire 719,30) sostenute per l’edificazione dell’edificio di culto cui il paese era sprovvisto.
Da tale documento si evince che nonostante un saldo negativo di lire 235,92 il Gruppo dei volenterosi allevatori non demorsero riuscendo infatti, nell’impresa..
Nel 1896 si procede alla sistemazione delle tegole e nel 1897 la chiesa venne consegnata.

Altro documento importante donatoci dal sindaco emerito Nino Durgoni è inerente all’ erezione della Parrocchia Budonese fino ad allora sotto Posada, ciò avvenne il 1 ottobre 1948 con decreto del Vescovo Joseph Melas.

Nel 1963 dopo più di 60 anni di gloriosa attività la chiesetta viene demolita e al suo posto sorgerà la nuova con maggior capienza, a dimostrazione del fatto che il Santo aveva ragione sull’espansione che avrebbe avuto nel tempo il piccolo borgo di Budoni, oggi uno dei centri turistici più importanti del nord Sardegna.

L’edificio di carattere contemporaneo, ricorda l’immagine di una tenda. Il portone in legno, con i suoi in pannelli di bronzo, è opera del dorgalese Totorino Spanu e riproduce momenti di vita di S. Giovanni Battista. In facciata il rosone, raffigurante il battesimo di Gesù, è stato disegnato da Antonio Pusceddu. All’interno, sul lato destro della navata si trova un originale tabernacolo, in mosaico e vetro colorato, realizzato su un disegno di Franca Perino. L’abside ha cinque vetrate che raffigurano Gesù e i quattro evangelisti. La statua lignea di San Giovanni Battista con l'agnello, che si trovava già nella vecchia chiesetta è stata restaurata dall'artista locale Pietro Bacciu nel 1992. Di particolare interesse è poi il Cristo Redentore, scolpito in legno di tiglio da Senoner Richard e dipinta da Erich Mussner. Alle pareti i quadri raffigurano le stazioni della Via Crucis. Il rosone, il tabernacolo e le cinque vetrate sono opere finanziate grazie agli apporti della comunità budonese.


Sa festa Manna

…cosi pare fosse considerata la festa in onore di San Giovanni Battista di Budoni.

Poche abitazioni circondavano la chiesetta rurale ma quella piazza, disabitata durante tutto l’anno, si colorava di gente proveniente dalla vicina Terranova (attuale Olbia), da Posala, da Siniscola e altrettanto dalle borgate vicine.

I festeggiamenti venivano curati da un piccolo numero di Suprastanti priori (organizzatori) i quali, attraverso le donazioni degli abitanti delle vicine borgate, garantivano due giorni di festeggiamenti, rigorosamente nei giorni del 28 e 29 agosto.

I vespri in onore del santo iniziavano il pomeriggio del 28 agosto, quando decine di CAVALIERI, sfilavano al galoppo per tre giri intorno all’antica chiesetta;

La corsa di LU PALU si svolgeva lungo LU STRADONI via Nazionale: I Cavalli in una folle corsa venivano lanciati dai cavalieri che, anche a SA NUDA, (senza sella) davano prova della loro abilità.

A seguire iniziavano i canti in poesia, con alternanza di diversi tra poeti famosi quali Pirastru di Ozieri, Cubeddu, Tucconi di Buddusò, Rimundu Piras di Villanova Monteleone.

Gli stessi trovavano alloggio per due giorni presso la Casa dei Suprastanti e per la loro esibizione veniva riservato, fino agli anni ’50 circa, il balcone (Lu passiziu) della Casa DURGONI (1927), e della Casa DEMURU e della Casa AMADORI.

La piazza antistante alla piccola chiesa, dedicata al Santo Patrono, si colorava di bancarelle rivestite di NIUALCA (oleandri), dove le bibite venivano rinfrescate con blocchi di ghiaccio adagiati sulla paglia provenienti da Terranoa.

Anche i gelati, certi Bonomo Raffaele e il fratello Giuseppe, con il loro triciclo portavano da Terranoa gustosi e colorati gelati.

Alcuni, allora bambini, ora più grandi, provano ancora il gusto delle delizie che zia Meledda mostrava insieme al torrone di fattura artigianale.

E come non immortalare i ricordi attraverso il fotografo Todde che da  Siniscola, nel cuore della Baronia, sostava per due giorni a servizio di coloro che, su richiesta, portavano a casa i ricordi di quella festa che al calare del sole del 29 agosto volgeva all’anno venturo con l’auspicio di accoglierlo in salute. 



Il Cimitero di Budoni

Cimitero nato alla fine degli anni 20 grazie ad un’idea di Narciso Oggianu, che pensò in maniera lungimirante che l’ubicazione migliore per far nascere, il campo santo era nell’attuale area dove si trova oggi, poiché baricentrica rispetto alle altre frazioni e avendo capito che il paese sarebbe stato un centro turistico di alto livello;

la sua previsione di futura espansione è sotto gli occhi di tutti.

Tante ahimè sono le persone che frequentano tale luogo per svariati motivi, ma in pochi sanno che all’ingresso della porta principale del Cimitero è presente una scritta con riferimento all’epoca del fascismo (A/VII).

Per capire l’esatta edificazione della struttura è semplice al 1922 (anno del Fascio) si aggiungono i numeri romani che susseguono in questo caso 1922 più VII dunque la data esatta è 1929, però negli anni, le abbondanti tinteggiature effettuate da incauti imbianchini hanno reso illeggibile tale scritta.

La costruzione del Cimitero avvenne sotto il pontificato di PIO XI.

Sempre in quel periodo furono edificate le chiese di Brunella, Berruiles, Solità, Tanaunella, e la Canonica di Budoni, all’entrata di quest’ultima è presente l’effige del Vaticano, anch’essa danneggiata da qualche buontempone.

Un po’ di storia… Budoni fu eretta Parrocchia l’1 ottobre 1948 con decreto del Vescovo Joseph Melas. (decreto originale in mio possesso).

Egli decretò che alla Parrocchia SAN GIOVANNI BATTISTA in Budoni facessero capo tutte le frazioni di Budoni più Coddulavà, Franculacciu, Lu Tittione, Oltana Manna, Schiffone, Silìmini, Stazzu Brusciatu poi Brunella e Talavà.OGGI IL CIMITERO DI BUDONI E’ SOGGETTO AD UN RESTAURO IMPORTANTE, “FINALMENTE”,

A videcci sani.




Porto ottiolu

Le immagini si riferiscono all'inaugurazione del porto turistico di Ottiolu (29-07-1988), un approdo tra i più attrezzati della costa orientale. Alla cerimonia parteciparono il Sindaco Michele Giagheddu, il Presidente della Regione Autonoma della Sardegna Mario Melis e il Senatore Aruccio Carta, Ministro della Marina Mercantile fino al giugno del 1986 nel corso del primo governo Craxi.



Il 29 aprile del 1985 avvenne la posa della prima pietra che dava inizio alla costruzione del Porto Turistico di Ottiolu, (essa è ubicata al centro della piazzetta principale).

Situato lungo la costa nord-orientale, a 30 chilometri a sud di Olbia, il porto di Ottiolu è attualmente uno dei porti turistici più importanti della Sardegna. Si estende nel territorio di Budoni, nella nuova provincia di Olbia-Tempio, fra la Gallura e la Baronia. Dal porto si accede alle splendide spiagge e alle meravigliose scogliere. Oltre a godere di una posizione riparata dai venti, quindi naturalmente favorevole all’ingresso di qualsiasi tipo di imbarcazione, il bacino è costituito da un avamposto e da un complesso di banchine che si estendono per ben 2000 metri, davanti alle quali è sorto il centro abitato e residenziale di Ottiolu, con la splendida piazzetta centrale ed i servizi annessi quali bar, ristoranti, locali commerciali e uffici.

Accesso - Norme particolari da osservare: Chi provenienza da sud deve passare a 1 mg. da "Pedrami" Isolotto di Ottiolu, lasciando la boa cardinale nord a sinistra.

Chi proviene da nord e preferibile passare a 1 mg da Punta Ottiolu lasciando la boa cardinale nord a sinistra.

Fondo marino: misto: roccia, fango e sabbia

Fondali: 5 mt in avamporto; da 3.50 a 4.50 in porto.

Fondali in banchina: min 2.30 max 3.00 mt

Collegamenti radio: (frequenza e canali) VHF canale 9 e 16 in ascolto per emergenze

Divieti: Vietato per pescherecci e commerciali se non in emergenza.

Venti: pericoloso Nord-Est

Traversia: Maestrale e Scirocco

Ridosso: tranne il Nord-Est

Direzione porto:+39 0784846205/211 
Pompa carburanti: +39 0784846205/211
Cantiere nautico : +39 0784846475 
Emergenza in mare: 1530 
Capitaneria di Olbia: +39 078956360 
Uff.  Loc. Maritt. La Caletta: +39 0784810137
Vigili del fuoco: 115 
Carabinieri: 112 
Polizia di Stato: 113 
Emergenza sanitaria: 118
Ospedale di Olbia: +39 0789552200
Guardia medica turistica: +39 0784865404




La Madonna degli Abissi

La Madonna degli Abissi, a nord di Porto Ottiolu, si trova di fronte a Punta de “li turchi”, a 10 metri di profondità e fu realizzata interamente in granito dallo scultore Giuseppe Solinas grazie  alle donazioni arrivate alla comunità di Porto Ottiolu e da parte di tanti devoti.

La statua fu posizionata per la prima volta in mare l’8 agosto del 2001, poi a causa di diversi atti vandalici venne restaurata e ancora una seconda e una terza volta fino a quando si decise di sostituirla con un’altra statua identica, sempre realizzata dal medesimo artista, ma questa volta utilizzando il marmo di Orosei anziché il granito, ciò avvenne il 9 agosto del 2013, con una cerimonia preceduta da una messa celebrata dal vescovo Marcia Mosè e da una processione di barche .

La nuova Madonna degli Abissi, è alta tre metri e sessanta e pesa quattro mila chili. 

In più di decennio la madonnina silenziosamente ha dato protezione a chi la invocava nel momento del bisogno.

“Non so se si può parlare di miracoli – dice il comandante Lorenzo Michieli,  un esperto di soccorsi in mare – però posso dire che Marcello è stato trovato, ormai stremato e senza speranze, a poche miglia di distanza dalla statua. Non solo: sarà un caso, ma la Vergine era stata inabissata solo il giorno prima”.

Era la mattina del dieci agosto 2001.

Marcello, che di cognome fa Fortunato, skipper di Gragnano, era partito da Salerno quattro giorni prima in compagnia di una cugina e di un’amica per trasportare a Porto Cervo un Ferretti di 15 metri, all’inizio tutto bene.

Tappa a Ponza per il rifornimento, poi rotta nord ovest, 160 miglia, otto ore previste di navigazione.

A metà della traversata il Ferretti ha cominciato a imbarcare acqua.

Erano le nove di sera, si era alzato il maestrale e il mare era forza sette.

Marcello era riuscito a contattare la guardia costiera di Olbia e a tamponare la falla con dei cuscini. Due ore dopo però la barca è affondata. Le due ragazze si sono aggrappate a un parabordo e, nella nottata, sono state salvate. 

Fortunato invece ha vagato sul battellino per quattro giorni. Elicotteri, motoscafi, aerei, nessuno lo vedeva.

E dopo cento ore, quando si è messo a pregare la Madonna, ecco uno yacht di 12 metri che l’ha visto, l’ha tirato su e lo accompagnato a Porto Ottiolu.

Gli amici di Porto Ottiolu pensano che sia tutto merito della Madonna degli Abissi, quella Maria Marinara alla quale diversi natali orsono il parroco di Budoni ha dedicato una preghiera speciale durante la messa di mezzanotte. 

Da allora la statua ha continuato per una dozzina d’anni a subire i maltrattamenti e gli sfregi dei teppisti subacquei.

Ma perché si continua la profanazione di una statua rappresentativa della madre di Cristo?

E’ solo stupidità o c'è altro dietro? 

Questo è un danno che far star male.

Un’azione d’intollerabile e vergognosa violenza.

Un atto da condannare e da stigmatizzare, con fermezza che definisco personalmente inaccettabile.

Un sopruso inutile ed irrispettoso, non solo per la chiesa ma per tutti i fedeli della nostra comunità, atto che non deve ripetersi mai più.

Sabato 8 agosto come ogni anno si terrà la Santa Messa in suo onore e poi partiranno i festeggiamenti con della buona musica e con la speranza che quegli idioti che per anni l’hanno tormentata possano lasciarla in pace definitivamente.

Il vero miracolo non è volare in aria o camminare sulle acque, ma camminare sulla terra rispettando ciò che ci circonda.

A videcci sani!


IL CORIANDOLO D'ORO

Carrasciali...

Correva l’anno 1986 quando l’allora direttivo della “nuova-proloco”, appena costituita, decise di dar vita, al “Coriandolo d’oro”;

la prima edizione fu quella del 1987,  appuntamento carnevalesco che ha fatto storia, tant’è che da subito ebbe una certa valenza anche a carattere Regionale, arrivando ad avere nel 1988 circa 17 carri partecipanti, persino l’emittente televisiva Videolina s’interessò ad esso fin dalla seconda edizione, facendo un servizio esclusivo su Budoni e sul suo bellissimo Carnevale; quest’anno il “Coriandolo d’oro” è arrivato alla 30° edizione. (1987 – 2017).

All’inizio della manifestazione, erano premiati i carri migliori (primo, secondo e terzo classificato) oltre che con una coppa dedicata, anche con un premio in denaro abbastanza importante, al fine di stimolare i partecipanti a realizzare carri allegorici sempre più belli.

Il contributo economico se da un lato spronava a far meglio, dall’altro, portò negli anni non poche polemiche; le discussioni fra i vari concorrenti s’inasprirono, in considerazione del fatto che alcuni carri premiati, non furono edificati in loco, ma presi in prestito da fuori paese, in particolare provenienti da Tempio (nota tutt’oggi per la loro vocazione carnevalesca).

Alcuni membri del direttivo proposero in seguito, di comporre una giuria di soli bambini, affidandosi così alla parte più innocente della comunità, pensando in tale maniera di eliminare ogni tipo di dubbio sulla buona fede della giuria stessa; ma anche questa soluzione andò a sfumare, poiché si vollero evitare ulteriori polemiche sull’autonomia di scelta dei bambini, che potevano essere condizionati dai parenti e, onde evitare di coinvolgere i bambini stessi in queste beghe tra f(r)azioni, non se ne fece nulla.

Negli anni la manifestazione proseguì il suo cammino tra alti e bassi, e per svariati anni l’evento subì una perdita di partecipazione e d’interesse da parte dei creatori di carri, dovuta a strascichi di vecchie polemiche, e di riflesso anche la comunità Budonese si stava appassionando sempre meno ad essa, vista la mancanza all’evento di alcune borgate assai importanti per la buona riuscita della manifestazione sia per quantità che per qualità dei carri allegorici.

Nonostante gli sforzi dell’ente proloco per risollevare l’interesse per la manifestazione e placare allo stesso tempo le polemiche e i malumori, la premiazione in denaro restava sempre una bomba ad orologeria, come la brace sotto la cenere;in qualsiasi momento, difatti, poteva accendersi nuovamente, andando a riaprire vecchi rancori. Ecco allora che a metà degli anni ’90 si decise di sospendere la premiazione dei carri migliori, sia simbolica sia economica.

Solo nel 2007 con l' allora direttivo della proloco, si decise di dare una svolta, ricucendo i rapporti con i gruppi carnevaleschi “storici”, e reinserendo ciò che era la premiazione del carro migliore, più un contributo in denaro ai primi tre carri, dando così nuova linfa vitale al “Coriandolo d’oro”, fu proprio in quegli anni che iniziò una nuova stagione positiva per la manifestazione, grazie al rientro dei vecchi gruppi storici e la formazione di quelli di nuova generazione, dove oltre ad aumentare il numero dei carri, aumentò anche la qualità degli stessi, ma per evitare polemiche si pensò a una giuria “esterna” composta anche da noti giornalisti e  alcuni avvocati provenienti da fuori città, al fine di rendere più imparziale possibile il giudizio finale. Sembrava fatta!

Tale linea politica vincente, fu portata avanti anche nel 2011 circa, poi quando la ragione e la non ragione, tra “carristi e “giurati”, si scontrarono nuovamente, a distanza di anni, si ebbe un’altra scarica elettrica che prendeva il nome di “polemica”.

Dal 2012 in poi, la premiazione fu abolita, seppur con rammarico, proprio per sradicare definitivamente quella pianta denominata “polemica”, che spesso e volentieri era nutrita dalla liquidità del “vil denaro”. L’anno dopo, si optò per la consegna di una “targhetta” simbolica per tutti i partecipanti, dove tutti vincevano e nessuno perdeva; ma la cosa non durò molto.

A tutt'oggi la pro loco, ha deciso di seguire tale linea soft e utilizzare i fondi stanziati per tale evento in due modi: Il primo per l’acquisto di materiale di consumo, quali coriandoli, stelle filanti e altro, dati in forma gratuita a tutti i carri allegorici e ai gruppi mascherati; Il secondo modo riguarda l’intrattenimento sia musicale che gastronomico; Con il fine ultimo, di evitare polemiche tra i partecipanti, e ponendo in essere quella che in Inglese è definita “Comfort Zone”.

Forse sarò nostalgico ma quanto era bello il “vecchio” CORIANDOLO D’ORO "a premi", quella sana competizione che ci dava la carica per lavorare fino a notte fonda per poter vincere almeno una volta l'ambito premio; La competizione, come ho detto altre volte, è il motore dell’esplorazione di sé e la culla dell’amor proprio. Quella che fornisce gli strumenti per comprendere il significato del vincere e del perdere.

Perchè bisogna imparare da piccoli a perdere e vincere “bene”: in entrambi i casi, per capire che si tratta di due eventi normali, che facilmente si alternano e non devono mai diventare né esaltazione, né tragedia. Le polemiche nelle competizioni si trovano in ogni campo, dal campionato di serie A, al campetto dell’oratorio, dalle gare di judo dei bambini al ping pong di casa, ma non per questo si eliminano le premiazioni.

 Infondo se si è deciso di chiamarlo "Coriandolo d'oro" un motivo ci sarà... !


Caserma dei Carabinieri

Giovedì 8 febbraio 2018 alle ore 10.30 si è tenuta presso la caserma dei carabinieri di Budoni, la cerimonia d’intitolazione della Stazione all' appuntato Pietrino PIU dell'Arma dei Carabinieri M.A.V.M., nato a Pozzomaggiore (SS) il 9 dicembre 1926 - deceduto in località "Sa e Manza", agro del Comune di Nuoro, proprio l'8 febbraio 1966.

Fu insignito della Medaglia d'Argento al Valor Militare "alla memoria" con la seguente motivazione:

"Già distintosi in precedenti operazioni contro il banditismo, si offriva quale guida a pattuglia incaricata di controllare un rifugio di abigeatari e latitanti. Nella fase culminante dell'azione, con generoso impulso e cosciente sprezzo del pericolo, affrontando da solo, allo scoperto, un pericoloso ricercato responsabile di omicidio, cadeva sotto raffica di mitra repentinamente esplosagli contro dal malvivente. Mirabile esempio di predare virtù militari e di dedizione al dovere spinta fino al supremo sacrificio".


La Casa Cantoniera

La Casa Cantoniera di Budoni fu edificata intorno all’anno 1875 e insieme alla vecchia chiesetta è il più antico edificio del paese.

La casa cantoniera è un’immobile, di proprietà demaniale e gestita dall'ANAS, caratterizzato dal tipico colore rosso pompeiano

Prende il nome dal “cantone” gestito dai "cantonieri", gli operai addetti alla manutenzione delle strade, che per esigenze di servizio, avevano necessità di alloggiare sul luogo di lavoro. 

Tante famiglie si susseguirono negli anni, ricordiamo fra le prime quella di Giovanni Pietro Punzeddu, sposato con una Cocciu Battistina, che nel 1887 era già operativo come cantoniere a Budoni poi le due famiglie Meloni e Careddu negli anni 1932 e altri ancora;

all’interno della “Casa” normalmente vi abitavano sempre due di cotonieri con rispettiva famiglia, questo perché si dividevano la zona di lavoro,(il cantone appunto), un operaio andava dalla Cantoniera di Budoni verso nord in direzione Berruiles e l’altro verso sud in direzione Tanaunella;

Se pensiamo che da Cantoniera a Cantoniera intercorrono circa 8 km, ogni cantoniere gestiva 4 km circa di strada, andando ad incrociarsi con il cantoniere di un altro edificio con esso confinante.

Distribuite su tutte le strade statali storiche italiane, anche quella di Budoni all'interno custodiva i mezzi e le attrezzature utilizzate per espletare le operazioni di manutenzione delle strade statali.

Ma a Budoni gli stessi cantonieri in passato non avevano dei mezzi meccanici propri e capitava talvolta che il legname raccolto lungo la strada, fosse portato a braccia verso la Casa, dove veniva riutilizzato dagli stessi come legna da ardere.

 

La mansione primaria del cantoniere era di tenere pulita e in ordine ponti e strade, nei bordi tagliando le frasche e al centro sistemando “s’istradone” che all’epoca non era asfaltato ma coperto da ghiaia, transitata il più da carri a buoi, cavalli, asinelli e piccoli calessi;

Solo in seguito arrivarono le autovetture, intorno al 1940, (per esattezza la prima automobile fu una FIAT Balilla di ziu Manlìu Demuru), e nel 1951 la strada fu asfaltata.

Dall’Ottocento, la figura del Cantoniere ha avuto notevoli evoluzioni. L’Anas, ne ha fatto l’emblema stesso della sua esistenza.

 

L’Azienda che da 75 anni si occupa di costruire e di mantenere le strade dello Stato in Italia, anche oggi non può fare a meno dell’opera quotidiana, essenziale e produttiva dei Cantonieri. Quasi due secoli di storia separano le prime figure di questi operatori stradali dai moderni Agenti della Viabilità Nazionale. 

Ora l’edificio poiché bene demaniale sarà dato in mano alla Regione Autonoma della Sardegna ed essa valuterà il daffarsi; ma tutti noi ci auspichiamo che l’edificio possa essere affidato al Comune di Budoni per far sì che non diventi un rudere al centro del paese come tanti altri che fanno bella mostra in via Nazionale e non solo. 

La strada della vita attraversa il presente e non il domani. A volte è larga altre volte stretta. Corre in salita oppure in discesa ma va sempre avanti in direzione dell'oggi.



Gruppo Folk "San Lorenzo"

Il Comune Budoni è stato da sempre una terra di confine tra la bassa baronia e la gallura (infatti alcune frazioni parlano il logudorese mentre altre parlano il gallurese) San Lorenzo, una delle 24 frazioni del comune, si presenta come un agglomerato di case collocate su una collina, esse si dispiegano principalmente sulla strada primaria e via via si diramano verso la campagna (conta circa 350 abitanti residenti); alla periferia è presente una piccola chiesa risalente alla fine 1300 circa e un piccolo cimitero, sono presenti anche i resti della civiltà nuragica con la presenza di una domus de Janas nella parte più alta del paese e il nuraghe Conca e Bentu nella frazione di Solità, poco distante da San Lorenzo.
Da poco entrati a far parte della nuova provincia Olbia-Tempio, siamo entrati in Gallura con un ricco bagaglio culturale della baronia, in quanto Budoni fino al 1958 faceva parte del comune di Posada, dal quale si è poi distaccato formando un comune autonomo.
Il primo passo importante del gruppo folk è stato quello di ricostruire fedelmente l'abito tradizionale del proprio paese e tale lavoro è stato semplificato dalla presenza di alcuni esemplari risalenti alla fine dell'800 che erano stati conservati gelosamente dalle persone anziane del paese.
Nel 1976, dopo essere stati preparati da alcuni anziani del paese , un gruppo di giovani decide di formare un vero e proprio gruppo folk e di affrontare le piazze della Sardegna facendo così conoscere i propri costumi e i balli tipici.
L'odierna formazione del gruppo folk è costituita dalla terza generazione che è subentrata dopo le precedenti. L'attuale gruppo è composto da giovani ragazzi di età compresa tra i 10 e 22 anni.
Sin dai primi anni di vita il gruppo folk oltre alle esibizioni all'interno dell'isola si esibisce in diverse parti d'Europa. Le principali tappe sono state : Svizzera,Francia,Austria,Siena (per 2 anni consecutivi) Roma e svariati circoli di emigrati sardi (gli ultimi visitati sono: circolo dei sardi di Ginevra e circolo 4 mori di Ostia) e in Svizzera a Crans durante la "festa della strada" dove vengono messi in mostra tutti i prodotti tipici svizzeri .
Punto di forza del gruppo, da diversi anni, è la partecipazione all'Europeade del folklore (manifestazione caratterizzata dalla presenza di centinaia di gruppi provenienti da ogni parte dell'Europa e che ogni anno si svolge in una nazione europea diversa).
Il gruppo ha infatti partecipato alle edizioni svolte a Orsen in Danimarca, a Riga in Lettonia, a Quimper in Francia del nord, e a Zamora in Spagna.
Per Pasqua a Budoni si svolge S'Incontru, la Madonna e il Gesù vengono portati a Budoni da due frazioni diverse che cambiano di anno in anno. Durante la manifestazione è presente anche il gruppo folk che segue la statua della Madonna in processione e che esegue due balli: il primo è "su passu seriu", a carattere strettamente religioso, è un ballo che viene caratterizzato dalla presenza di una serie di 3 inchini che simboleggiano il Padre il Figlio e lo Spirito Santo; il secondo ballo invece si svolge dopo l'incontro tra la Madonna e il Cristo risorto ed è "Su Ballittu"
I nostri balli sono quelli tipici della bassa baronia e sono su ballittu, su ballu brincadu, su passu seriu e su dillu e vengono accompagnati dall'organetto diatonico.
Da circa 4 anni siamo diventati associazione culturale, con lo scopo di ricercare informazioni storiche relative alle nostre tradizioni, organizzare manifestazioni e continuare a far conoscere i nostri balli. Durante l'inverno impartiamo lezioni di ballo sardo a giovani provenienti da tutto il comune garantendo una continuità alla nostra tradizione.

COSTUME MASCHILE

  • SA CAMISA (camicia)
    Viene realizzata con tela bianca; finemente plissettata nel collo nelle spalle e nei polsi, lavoro che servirà a rendere la camicia molto ampia e garantirà libertà nei movimenti. Generalmente la plissettatura è costituita dalla tipica lavorazione chiamata "s'alchittu" che poche persone sanno oggi realizzare; nel colletto, nelle spalle e nei polsi sono inoltre presenti dei ricami fatti a mano che cambiano a seconda dell'abilità della mano che li realizza.
  • SOS CALZONES (pantaloni)
    Anche questi di tela bianca, molto ampi e con una lunghezza che arriva al di sotto del ginocchio.
  • SU CASSU (gilet)
    Di velluto nero e a doppio petto viene adornato lungo i bordi,giromanica e girocollo da un nastro di raso rosso al quale seguono poi tre o più file di ricamo ciascuna di colore diverso; la prima a punto croce serve per fermare il nastro di raso e le altre a punto catenella.
  • SAL RAGAS (gonnellino)
    Originariamente di orbace (furesi) oggi vengono realizzati per la stragrande maggioranza in panno di lana nero a causa della scarsa produzione di orbace, che viene lavorato solo in pochi paesi della Sardegna. E' costituito da ampie pieghe che gli danno quella caratteristica ampiezza nella parte inferiore; il cavallo è costituito da un rettangolo di stoffa nera "ispacca troddiu" che unisce i 2 lembi del gonnellino, formando un pantalone . Il gonnellino termina con una balza di velluto nero di circa 5 cm di altezza e con una bordatura di panno di lana rosso.Le tasche sono bordate con panno di lana rosso e ricamate con file di punto a catenella di diverso colore come il gilet.
  • SAS CALZITTAS (ghette)
    Anch'esse un tempo in orbace, sono di panno di lana nero, e nella parte che ricopre la scarpa bordate con panno di lana rosso; fermano sos calzones all'altezza del ginocchio.
  • SA CHINTOGLIA o ZINTA (cinta)
    Di cuoio nero finemente lavorato con disegni a rilievo o a intaglio talvolta presenta il raso a motivi floreali; è sempre bordata di rosso.
  • SA BERRITTA (copricapo)
    Anche questa in passato in orbace oggi viene realizzata in panno di lana. E' il copricapo tipico della Sardegna.

COSTUME FEMMINILE

  • SA CAMISA (camicia)
    Come quella dell'uomo viene realizzata con tela bianca finemente plissettata nel collo (molto largo) e nei polsi. E'caratterizzata dalla lavorazione a tela tagliata nella "pettorina" ( parte anteriore della camicia) e nei polsi con disegni floreali che sono l'elemento fondamentale di tutto il costume femminile. Il disegno originale è composto da 5 colonne verticali di ricamo al di sopra delle quali troviamo due colonne orizzontali. Ai lati della "pettorina", per tutta l'altezza della camicia, sono presenti una serie di pieghe di circa 1 cm.
  • SA SUTTANA (sottogonna)
    Di tela bianca, molto ampia e rifinita nella parte inferiore con delle balze di pizzo.
  • CASSU GROGU (gilet)
    Di panno di lana giallo o arancione, bordato da nastri di raso con motivi floreali; copre la camicia nella parte posteriore e va a infilarsi sotto la gonna.
  • SU CORITTU (corpetto)
    Più corto di "su cassu grogu" viene chiuso davanti con un nastrino e ha la funzione di sorreggere il seno. Bordato da diversi nastri, può essere di diverso materiale : terziopelo, broccato, velluto o velluto ricamato.
  • SU ZIPPONE (giubbino)
    Giubbino corto nella parte posteriore, permette la visibilità dei due gilet sottostanti, presenta delle maniche molto ampie che vengono chiuse nei polsi con i caratteristici bottoni sardi. Bordato con nastri di stoffe colorate, può essere di terziopelo o broccato .
  • SA UNNEDDA (gonna)
    Anticamente in orbace viene oggi realizzata in panno di lana nero o marrone, è adornata con una balza di nastri colorati. Le pieghe vengono fatte una per una e successivamente viene messa sotto pressa per qualche mese in modo da ottenere un effetto plissettato che duri nel tempo.
  • SA FALDA (grembiule)
    Può essere di diversi materiali: terziopelo, broccato o seta di colori scuri che vanno dal viola scuro al blu al nero. Generalmente nella vita presenta un nastro colorato mentre nelle parte bassa viene rifinita con nastrini dorati. Quella di seta viene generalmente ricamata a mano con fili di seta colorati e rappresenta motivi floreali.
  • SU MUCCADORE (fazzoletto/copricapo)
    E' di stoffa nera o marrone scuro e presenta motivi floreali ricamati a mano. E' di forma quadrata e viene ripiegato trasversalmente, formando un triangolo; viene chiuso nel mento oppure viene lasciato libero. Viene fermato alla crocchia realizzata nella parta alta della testa attraverso una spilla d'oro.

I GIOIELLI

  • SOL BUTTONESE(gemelli)
    Tipici di tutta la Sardegna nel costume maschile servono per chiudere i polsini e il colletto.
    Nel costume femminile servono a chiudere i polsini de "su zippone"; poi c'è l'altro tipo più grande che vengono messi sulla "pettorina" della camicia. Si dice che rappresentino la fertilià della donna, infatti la loro forma riproduce quella del seno femminile.
  • S'ISTELLA (la stella)
    E' un particolare ciondolo, tipico di questa zona, che viene messo al collo delle donne con un nastrino di velluto nero.
    A forma di stella viene prodotta con la tipica lavorazione della filigrana; al centro sono raffigurati due cuori simbolo di amore e fratellanza.
  • SA CARA E CORADDU (cammeo)
    E' un cammeo di corallo, che talvolta può sostituire la stella oppure si presenta come spilla e viene messo sulla camicia o sul "muccadore" (copricapo femminile).
  • SU FREMMAGLIU (spilla)
    E' una spilla in oro antico, di valore inestimabile, di varie forme e misura, presenta al centro una pietra di acqua marina e diversi brillanti. Spesso si utilizzano le riproduzioni in quanto le originali vengono gelosamente custodite .
  • SA COLLANNA DE CORADDU(collana di corallo)
    Tipiche in quasi tutta la Sardegna, può essere a una o più file; con corallo lavorato a forma di perla o a forma irregolare.
  • SOS PINDINASA (pendenti/orecchini)
    Le più caratteristiche sono quelle a forma di goccia (di corallo) e quelle a forma di ali di farfalla con un lungo pendente (in oro).
  • SA FEDE SALDA (fede sarda)
    E' la fede che veniva utilizzata in questa zona. Presenta una placca rettangolare sulla quale venivano incise le iniziali del marito; ai lati stretti della placca sono presenti due cuori.
  • SU SABATZU (spilla contro il malocchio)
    Veniva e viene tuttora donata ai neonati e viene fissata sulla carrozzina. Non è una spilla tipica del costume, ma talvolta, in mancanza di altri gioielli, poteva essere indossata.