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Budoni news

Durgoni Michele

La diga di Maccheronis ora è piena: fine delle restrizioni.

01-07-2026 22:18

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La diga di Maccheronis ora è piena: fine delle restrizioni.

Grazie alle piogge degli ultimi giorni ora nel lago ci sono quasi 8 milioni di metri cubi d’acqua, e finalmente arriverà l'acqua nelle campagne.

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Grazie alle piogge degli ultimi giorni ora nel lago Maccheronis ci sono quasi 8 milioni di metri cubi d’acqua, con un trend in crescita che fa sperare che si possa presto raggiungere un volume pari al fabbisogno annuale per i territori a valle.

Il primo provvedimento adottato l’altro ieri dal servizio di tutela e gestione delle risorse idriche è stata, la riapertura di tutte le condotte della rete di distribuzione.

Gli operai del Consorzio di bonifica hanno sbloccato gradualmente le saracinesche di tutte le utenze dell’agro per la sola tipologia di acqua grezza per gli usi civili e per garantire la sanità animale, oltre a confermare l’erogazione anche in capo ad Abbanoa per gli usi del servizio idrico integrato.

Una decisione programmata anche per avviare tutte le attività di verifica e di efficienza della rete, per impostare un programma di interventi puntuali di manutenzione straordinaria e affrontare le erogazioni del prossimo anno con il minimo livello di perdite.

Nonostante la riapertura dei rubinetti, proseguirà comunque per qualche periodo la distribuzione di acqua alle aziende con le autobotti al fine di poter accompagnare la graduale riapertura della rete, che avendo le tubazioni piene d’aria non possono essere aperte contemporaneamente;

 

La riapertura delle condotte verso le tante piccole aziende agricole sarà un bel regalo di buon inizio d’anno, andando a sfatare quello che è pensiero di molti, che il numero 17 porta male;

restando in tema di superstizioni e riti magici vorrei raccontarvi di un rito che nell’immaginario collettivo si associa agli Indigeni Americani o Africani ma che in realtà esiste dalla note dei tempi anche in Sardegna: IL RITO DELLA PIOGGIA!

 

La pratica pare risalga al periodo prenuragico: forse un antico ricordo di sacrifici umani per la pioggia apportatrice di vita. Lilliu riferisce del rito a Bolotana dove, in una notte di novilunio, si prendevano dal cimitero da un numero dispari di uomini, un numero dispari di crani e s’immergevano nell’acqua.

I teschi dovevano essere rimessi al loro posto una volta iniziata la pioggia, perchè altrimenti si sarebbe causato un nubifragio.

 

Il rito dell’acqua era eseguito in gran segreto da alcuni uomini, i quali di notte si recavano all’ossario comune e sottraevano dei crani rigorosamente di uomini a grappolo: tre,quattro,cinque. Legavano i crani tra di loro con un giunco,in modo che non andassero persi,e poi li appendevano a un cespuglio nei pressi di un fiume.

Se vi erano impedimenti,in un secondo tempo,senza arrivare al fiume i crani venivano immersi in una vasca d’acqua, di quelle usate in campagna dai contadini per raccogliere l’acqua piovana o dei fiumi per annaffiare gli orti, l’importante era che ci fosse sempre come elemento l’acqua.

Se i crani trovati erano di bambini venivano immersi solo in un ruscello, due o tre giorni dopo, quando la pioggia iniziava a cadere copiosa, riportavano i teschi all’ossario. La mancata esecuzione del recupero dei teschi avrebbe comportato un nubifragio, con gravi danni alle colture e alle persone.

Il rito era tenuto talmente segreto che nessuno fa i nomi degli esecutori, ma tutti sono concordi che cadesse una gran pioggia.

Si vuole che l’usanza sia terminata intorno agli inizi del 1900, ma si hanno testimonianze che, seppur proibita, sia proseguita fino al 1930-1950.

A videcci sani e acqua in bocca!